09 giugno, 2009

AVIDA MORS




Galleria Roma
via Maestranza 110 Siracusa
AVIDA MORS
Il cimitero monumentale di Milano.
fotografie di Mario Di Salvo

13 - 23 giugno


Il cimitero monumentale di Milano rivisitato dagli scatti del fotografo megarese Mario Di Salvo alla ricerca dell’immortalità dell’anima da cogliere nei segni lasciati sulle soglie dell’estrema dimora in un luogo dalle architetture eclettiche divenuto un modello dell’arte funeraria italiana.

(Salvatore Zito per Galleria Roma)
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Dal 13 al 23 giugno presso i locali di Galleria Roma in via Maestranza 110 a Siracusa si terrà la mostra del fotografo Mario Di Salvo, autentico cultore dell’immagine bidimensionale intesa come pura espressione di un’arte, quella della fotografia, in eterno confronto con le arti convenzionali. Per questa ennesima conferma che trascina la fotografia a piena forza nella sublime spiritualità artistica Mario Di Salvo ha scelto, non per snobismo, un territorio mai battuto dalle tempeste fotografiche e dalle grandinate devastanti di scatti qualunque, egli ha scelto il territorio delle estreme dimore, ossia quella parte della terra dei vivi in cui ogni uomo lascia lì, per sempre, l’ultimo segno del suo passaggio terreno.
Di Salvo spiega così il suo lavoro: “Decine e decine di opere fantastiche si intrecciano all’interno di un luogo dove la tristezza, la poesia, la fede, il dolore e la muta rassegnazione si fondono l’una con l’altra fino a formare un indivisibile amalgama, fatto di sentimenti colti nella loro quintessenza”.
Si può cogliere infatti da questo lavoro d’artista, oltre all’evidente forza espressiva, il senso stesso di quest’arte, difficilmente individuabile tra i luoghi comuni che alla fotografia vengono solitamente attribuiti. La fotografia muove le leve dell’inconscio per mezzo dei propri autori con lo stile e l’efficacia che non vanno ricercati nell’eccezionalità dei soggetti ripresi ma, al contrario, vanno perseguiti nella quotidianità ripresa dalla mente dell’artista straordinario.
Il cimitero monumentale di Milano è stato così il punto di partenza per un percorso di tenera poesia e anche di emozionante ironia attraverso la reinvenzione fotografica di un luogo già di per sé severo.
“Mi è piaciuto indagare su come lo scorrere del tempo, gli agenti atmosferici o l’azione dell’uomo, abbiamo in parte modificato il significato originario delle architetture stesse. Il mio interesse si è focalizzato su come il continuo interagire tra le pietre, l’uomo e la natura abbia dato e continui a dare vita a nuove, involontarie performances visive, ben lontane da ciò che gli autori avevano immaginato al tempo della realizzazione delle opere”.
La prospettiva poetica di questo autore, apparentemente lontano da coinvolgimenti emotivi , evolve piuttosto verso un itinerario immaginario dove quel che più conta non sono solo i veri e propri soggetti, i luoghi o “nonluoghi” ripresi, bensì la loro natura di “segno” tra i segni, di medium tra i media.

Per i cultori della buona fotografia è certamente una mostra da non perdere.
La presentazione è di Salvatore Zito alle 18 e 30 di sabato 13 giugno prossimo.

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