31 marzo, 2008

Vivere con ottimismo

Signore Iddio:
Fammi vedere il futuro con ottimismo,viverlo con amore e ricordarlo con tenerezza.

Sebastiano Moscuzza

22 marzo, 2008

Quando l'arte

Quando l'arte è ispirata dal sacro ci allontana dal profano e ci avvicina a Dio

Sebastiano Moscuzza

Matimoni di Giovanni Ferraro


21 marzo, 2008

Quid vita est?

All'amico Ciccio Allegra

Ora è tempo che io possa
contemplare il cielo stellato
e - abbandonati i sogni che mi sedussero -
fare l'anima sazia di bellezza.
La terra ti sia lieve,
e mite il sonno della morte
che ti avvolse,
poichè anche tu
o amico tenero e gentile,
fosti alla terra
-per il tempo breve di tua vita-
un peso lieve e gentile.
Possa tu contemplare per sempre
non da straniero
la sconvolgente bellezza di Dio.

Enrico Adorno
gennaio 2008

18 marzo, 2008

Amore supremo












Theodore Gericault- La zattera della Medusa 1819


La vita dell'uomo sopra la terra,è una dura prova che si può superare solo se guardiamo il supplizio di Gesù Cristo in croce, come esempio di supremo amore.

Sebastiano Moscuzza

13 marzo, 2008

Ortofotocarta digitale di Ortigia




















Ineguagliabile strumento di documentazione, la fotografia aerea costituisce una ricca fonte d’informazioni basilari per gli studi e le ricerche sui beni culturali di natura territoriale ed ambientale; essa risponde alle esigenze di studiosi e tecnici preposti alla salvaguardia del territorio e offre idonei strumenti di controllo, conservazione e tutela dei beni archeologici, paesaggistici, naturali ed architettonicourbanistici siti in aree stratificate e complesse come sono, ad esempio, i centri storici. La disponibilità di una serie di riprese aeree effettuate in quote e tempi diversi, può inoltre fornire ulteriori informazioni che, opportunamente integrate, permettono di delineare l’evoluzione storica della forma urbis, valutando le trasformazioni succedutesi nel tempo.
L’ ortofotocarta, uno speciale tipo di cartografia fotografica che unisce alla precisione metrica delle carte tradizionali, la qualità delle immagini fotografiche prodotte con tecnologia digitale, costituisce un prezioso supporto conoscitivo ed un efficace strumento di lavoro, che consente di effettuare una serie di operazioni un tempo difficoltose, se non addirittura impossibili, come l’impiego metrico e tematico dell’elaborato, la sua riproduzione, l’elaborazione e l’aggiornamento.
L’ Ortofotocarta digitale a colori alla scala 1:500 del centro storico di Siracusa, definita nel 2005, si inserisce nell’ambito di un’attività produttiva aero-cartografica avviata dal Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione dei beni culturali e ambientali per una più puntuale conoscenza dei beni culturali del territorio siciliano. Attraverso l’esposizione delle 15 tavole a colori in scala 1:500 dell’intero centro storico di Ortigia e dei 4 ortofotopiani in scala 1:200 di alcuni ambiti di particolare interesse, quali il Tempio di Apollo, il Castello Maniace, il quartiere della Giudecca e Piazza Duomo, si intende dare ampia diffusione ai risultati raggiunti favorendone la conoscenza e la fruizione e, al contempo, offrire ai cittadini una diversa percezione del centro storico stesso.
L’ Ortofotocarta digitale è a disposizione degli utenti presso l’Unità Operativa X Aerofototeca del Centro che si configura come archivio di raccolta, conservazione e gestione dei documenti aerofotografici e cartografici, sia storici che attuali, dell’intero territorio siciliano.

La memoria dei padri e delle madri


In questi tempi in cui alle mamme capita di sentirsi dire che sono delle assassine (diremmo cinicamente “Meno male che il titolo se lo guadagnano anche senza l’aiuto di pubblici censori”, quando i media purtroppo ci informano dell’ultimo infanticidio…) perché difendono un diritto di scelta, salute e libertà come quello a praticare l’interruzione volontaria di gravidanza, ai padri capitano guai ben peggiori.
Tutto dipende da quel che madri e padri lasciano nella memoria, dai loro avvertimenti – e da una semplice lettera.
Avvisare qualcuno, stargli sempre alle costole o alle calcagna o col fiato sul collo (espressioni di caccia, di inseguimenti e appostamenti) per non fargli commettere errori, significa imporre un monito. Letteralmente vuol dire “non far perdere la memoria”: tant’è che “ad-monire” ha il senso di “far ricordare” a qualcuno quali sono le regole alle quali si è trasgredito.
Questa è una cosa seria, se perfino il denaro, già nell’antica Roma, veniva chiamato Moneta, dal nome di Giunone Moneta (cioè “Giunone l’Ammonitrice”) che aveva avvisato i cittadini della Repubblica (a proposito: dovremmo ricordarci di più cosa voglia dire “repubblica”, e chissà che non ci sia da fare esercizio anche su questo tema…) dell’attentato dei Galli alle porte della Città Sacra. Tanto fu importante l’avvenimento che la Zecca fu istituita proprio dalle parti del tempio della dea per farne memoria, e non dimenticare che pur col denaro, senza il ricordo delle regole, non si compra la libertà.
Monito, che in latino suona “monitum”, ha il suo diretto antenato in “monium”…
Non a caso la “memoria” che lascia un padre è quella non solo e non soltanto del denaro, ma della conquista della libertà di usare le proprie sostanze: è il “patri-monium”.
Mentre la memoria che lascia una madre è quella di una unione che proprio sulla libertà si fonda – quella lineare libertà per cui si può scegliere di sacrificare sé stessi o di indirizzare al meglio la vita e la salute propria ed altrui: è il “matri-monium”.
Fra le semplici regole che si stagliano nette all’orizzonte del diritto romano, ve ne sono tre che probabilmente non valevano specificamente in materia giuridica, ma ci fanno pensare a dei valori comuni e diffusi – magari saranno dei semplici sogni; ma chi sogna bene sogna due volte, per sé e per il mondo…
Allora, nell’ordine, si viene a sapere che “Alterum non ledere” (“Non offendere, non danneggiare alcuno”) è la versione laica di qualcosa a noi biblicamente familiare – ed è posta come prima massima fondamentale.
Da questa discende la consapevolezza logica, prima che concreta, che “Suum cuique tribuere” (“Dai a ciascuno il suo”), seconda massima come conseguenza inevitabile del primo principio.
Il fatto è che vi è sempre qualcosa di indimostrabile razionalmente, qualcosa in fondo, che non si regge senza l’apporto di una dimensione “sentimentale”, diremmo quasi “divina”: il coronamento di quelle due massime infatti, chiude lo spazio concettuale ponendosi su un piano differente.
“Pacta sunt servanda” (“Le parole, gli impegni, i patti si devono rispettare”): e come fare senza la memoria, senza il ricordo? Come fare, se si è privi del “monium”, quello del padre – che concerne le proprie sostanze – e quello della madre – che è un esempio d’amore anche nei momenti più difficilmente comprensibili?

Mosé

10 marzo, 2008

I Colori del Sacro
























Mostra Collettiva
"I Colori del Sacro"
Presentazione: Salvatore Zito
Luogo: via Maestranza 110 Siracusa
Data: 15-25 marzo 2008
Inaugurazione: 15 marzo 2008
Ore: 18,30
Orario di Apertura: dal martedì alla domenica 17,00 - 20,30
Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
Ingresso Libero


Info: 0931/746931
0931/66960
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.
mailto:comgalleriaroma@gmail.
http://www.galleriaroma.it/

Nella lettera che il Papa indirizzò "a quanti con appassionata dedizione cercano nuove epifanie della bellezza per farne dono al mondo", c’è l’esortazione agli artisti a continuare "quel fecondo colloquio della Chiesa" con gli uomini dell’arte che per molti secoli "non si è mai interrotto". Arte e religione - precisa il Pontefice - sono connesse e interattive: l’artista come artefice "dà forma e significato" a una materia che già esiste imitando quello che ha fatto Dio dal nulla.
Attualmente si sta vivendo in tutto il mondo un risveglio del sacro e la Galleria Roma sensibile a tutto questo, in occasione della Pasqua, organizza la mostra collettiva di scultura e pittura “I COLORI DEL SACRO” . I soci dell'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma si confrontano col tema religioso dando forma e colore ad un meraviglioso mondo in cui domina l’iconografia cristiana.

Chiunque indaga il dentro e il fuori

“Chiunque indaga quattro cose, meglio per lui se non fosse mai venuto al mondo: ciò che è sopra, ciò che è sotto, ciò che è davanti e ciò che è dietro”, così dice la Mišnah. La singolarità della tristezza di questa frase però viene da altrove: non dal fatto che si cerchi qualcosa, ma dal come la si cerca – precisamente da quale direzione si intraprende.
“Apri il tuo spirito, e l’occhio del tuo spirito sulle otto dimensioni del Mondo: il settentrione e il meridione, l’oriente e l’occidente, il sopra e il sotto, il dentro e il fuori”, dice Abhinavagupta nel suo Mādhyamyakārika, le Stanze del Cammino di Mezzo. Non si conoscevano, l’indiano e l’ebreo che parlano di questi modi di conoscere, o di tacere sulla conoscenza.
Allora in questi giorni e mesi ed anni in cui la banalità si posa incessantemente sui nostri occhi, e sui nostri cuori, pare avverarsi la battuta di scena che Rostand nel suo Cyrano de Bergerac mise in bocca al Conte de Guiche mentre conversa con Rossana nel giorno in cui Cyrano morirà, da lì a poco, svelando il suo amore senza scopo.
“Vedete, Rossana, quando troppo si è riusciti, nella vita/ si sente – niente avendo fatto di male –/
mille piccoli disgusti di sé stessi, il cui totale/ non fa un rimorso, bensì un’angoscia oscura:/ e il mantello del conte trascina, nella lordura/ mentre sale lo scalone d’una nobile grandezza,/ un brusio di illusioni e rimpianti d’amarezza/ come quando, salendo lenta queste porte,/ il vostro abito a lutto con sé porta delle foglie morte”.
Conoscere qualcosa porta grigiume, porta secca desolazione, finchè non si ha il coraggio di prestare fede alla qualità: non importa ammassare onorificenze sul cammino – tanto nessuno sarà capace di conoscere ogni cosa, e non vale nulla sapere due o tre concetti in più o in meno. Sapere, cioè “avere sapore” di qualcosa, “essere percepibili al gusto”, come fanno i bambini che per conoscere usano la bocca e la lingua, non tanto gli occhi o le orecchie.
Allora, ancora e di nuovo, cadere nel grigiume triste e consapevole del Conte de Guiche, innamorato imbelle di Rossana, o nella remota pazzia di Cyrano, innamorato fedele e senza scopo, innamorato suicida, significa amare una conoscenza che si fa veleno: Rossana cade presto in un inganno, che è quello degli occhi – si innamora di una marionetta, il bel Cristiano, bella e vacua; e lascia il Potere, de Guiche, e lo Spirito, Cyrano. Eppure nessuno dei due è capace di smagarla, di farla uscire dal sortilegio degli occhi, per farla entrare a conoscere “il dentro e il fuori”, con la bocca, il senso della sapienza. Il bacio di Cristiano tocca solo la carne: ma quella bocca di Rossana non sarebbe capace d’altro, in effetti.
“Dove sono i generali, che si fregiarono nelle battaglie, con cimiteri di croci sul petto? Dove i figli della guerra, partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male? Hanno riportato a casa le loro spoglie nelle bandiere, legate strette perché sembrassero intere”. Chi combatte la battaglia di Cyrano e di de Guiche ha lasciato che la sua tristezza prendesse il sopravvento, e si è frantumato disperdendosi: è la forza di chi non ha speranza, quella di non diventare nulla spargendo sé stesso nel Mondo, disseminandosi.
Eppure per conoscere il dentro e il fuori delle cose si devono moltiplicare i frammenti, ma anche riconnetterli: sparsa animae fragmenta recolligam, “raccoglierò i frammenti della mia anima, buttati qua e là”, dice Petrarca parlando dei suoi versi per Laura – altro amore senza destino, altra triste conoscenza solo di una parte, o il dentro o il fuori e non ambedue.
Ma non c’è modo di sottrarsi al fallimento: è inutile prendersi in giro, e sperare di esser capaci di comprendere tutto – meglio non essere venuti al mondo; o decidere di accettare il saggio, vale a dire la prova, non la certezza della conoscenza. Che la prova almeno, sia buona.
“Pur tu, solinga, eterna peregrina,/ che sí pensosa sei, tu forse intendi, questo viver terreno,/ il patir nostro, il sospirar, che sia;[…] E tu per certo comprendi/ il perché delle cose, e vedi il frutto/
del mattin, della sera,/ del tacito, infinito andar del tempo./ Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore/ rida la primavera”.
Sapessimo anche noi cos’è la primavera!
Sapessimo anche noi di primavera, avessimo anche noi il sapore della stagione che finisce presto e arriva tardi! Eppure aprile è il mese più crudele, quello che sfoglia i lillà e dice addio al nontiscordardime…

Mosé

07 marzo, 2008

Invocazione notturna






















Signore fammi vivere per potermi redimere dai peccati e così accedere al tuo eterno amore

Sebastiano Moscuzza

LUCI DEL TRAMONTO



























Nel ricordo della recente scomparsa (7 febbraio 2008) dello scultore e poeta
SALVO MONICA,
La SOCIETA’ SIRACUSANA DI STORIA PATRIA, con la collaborazione dell’EDITORE CARLO MORRONE e dell’ASSOCIAZIONE CULTURALE NUOVA GALLERIA ROMA sono lieti di presentare l'ultima opera letteraria dell'insigne artista:
LUCI DEL TRAMONTO
(Poesie 1999-2007)
Morrone Editore Siracusa 2007

LA CERIMONIA DI PRESENTAZIONE SI SVOLGERA’
MARTEDI’ 18 MARZO 2008 ALLE ORE 18,00
NEL SALONE DEL PALAZZO IMPELLIZZERI, IN VIA MAESTRANZA, SIRACUSA.

RELATORI: CORRADO DI PIETRO E PAOLO GIANSIRACUSA

VOCE RECITANTE: RITA ABELA

03 marzo, 2008

Itaca isa

























Palazzo del Governo

via Roma 31Siracusa
Itaca isa
artisti aretusei
Michele Alfano, Nello Benintende, Livia Bongiovanni, Salvatore Bonnici, Corrado Brancato, Beppe Burgio, Salvatore Canigiula, Letterio Consiglio, Michele De Grandi, Giuseppe Forzisi, Umberto Mario Garro, Vittorio Giaracca, Angelo Giudice, Maria Teresa Gulino, Carmelo Antonio Melfi, Amedeo Nicotra, Ernesto Puzzo, Mariagrazia Puzzo, Nino Sicari, Maria Rosaria Tortorici, Giuseppe Vinci
5-22 marzo

il viaggio, il ritomo....
La mostra d'arte contemporanea itinerante a titolo Itaca isa —Arte Sostenibile: tra etica ed estetica, nasce da un'idea di voler mettere insieme forza intellettiva, culturali operanti in Sicilia, a Siracusa, nel campo della docenza di disciplina artistiche nei vari ordini e gradi delle scuole medie inferiori e superiori, Istituto Statale d'Arte "Antonello Gagini" e Accademia di Belle Arti, operanti nel territorio siracusano.Così, partendo da amicizie pregresse, dai compagni di classe, di scuola, di Accademia, dai colleghi, dagli amici con cui si son divisi principi, valori, strategie e programmi, molte volte, si è pensato di mettere insieme le variegate potenzialità di ciascuno dei partecipanti al progetto e presentarle nelle opere degli artisti, specie per alcuni che, magari, pur avendo grande talento artistico, si sono esposti molto raramente.Il nostro compito è quello di portare a conoscenza del pubblico dei fruitori il plus valore di cotanti artisti che operano con grande onestà intellettuale e che non credono a fondo nei circuiti propagandistici ufficiali dell'arte, marcati spesso meramente e concretizzati da interessi che esulano dal concetto di arte pura, ma che corrisponde solamente a valore principalmente di mercato economico, comparativo di compromesso.Gli artisti facenti parte del progetto di Mostra d'Arte Contemporanea, vogliono prendere le distanza dal vacuo accademismo delle rappresentazioni e creare un patrimonio culturale, strumento insostituibile di riconoscimento dell'identità di una comunità della cultura dell'isola ed in particolare della gens siracusana.Itaca che nella memoria omerica e nella realtà geografica è un'isola greca, patria di Ulisse eroe acheo, isola in cui il nostro eroe ritoma dopo un lunghissimo peregrinare nei viaggi intrapresi dal saccheggio di Ilio.E appunto il viaggio nel percorso della vita, progressivo (nòstos) da parte dei docenti artisti aretusei che da studenti dell'Istituto Statale d'Arte di Siracusa studiano e acquisiscono tecniche e cultura, producono a loro volta cultura e tecnologie avanzate, divengono maestri d'arte e di vita per molti giovani studenti siracusani.Omeros, che in greco significa ostaggio (ostaggio della memoria), della tradizione, della consegna. Un Omero, il divino Demodero, entra come personaggio nell'Odissea inserendo il racconto nel racconto, obbligando l'eroe, Ulisse, non solo a rivelare ad Alcino ed alla sua corte la propria identità, ma ad assumersi in prima persona la responsabilità del racconto. L'eroe Nessuno, diviene quindi, così l'aedo e il poema, il cantore e il canto, il narrante ed il narrato, l'espositore coatto d'ogni suo errore, terrore, rimorso che rinnova il poema, il dramma, la vita e lo immette in un'altra dimensione celeste.Le apparizioni, le idee, gli intendi degli artisti rispondo all'esigenza fondamentale e rivelano anche le condizioni di base per entrare in contatto con i fruitori, mentre le opere proposte, presentate ed esposte, indicano a tutti il cammino privilegiato per aprirsi al dono ed alla comprensione della loro produzione artistica.La mostra non è, e non vuole essere solamente un discorso a sé stante, ma un percorso coeso e condiviso di un centro propulsore e di promulgazione di idee che vuole essere un confronto, un mettersi in gioco, misurasi con le proprie forze e con quelle degli amici-compagni-docenti artisti, in un agonismo concorrenziale strutturalmente positivo che organizzando le fasi del ritmo, delle forme, del pigmento, delle agonie che si accompagnano all'aneddoto figurale che scorrendo e rotolando nel greto del fiume nel tempo passato e presente, è come se una pietra rotolante che spostato dalle acque fluenti fluviali, trova rotondità, perfezione e levigatura.
Umberto Mario Garro

Il pasto tra il sacro e il profano






















Mercoledì 12 marzo 2008 ore 17,00
Palazzo del Senato sala Borsellino

incontro culturale
il Pasto tra il sacro e il profano
relatori
Lucia Arsì
presidente Centro Culturale Epicarmo
dal pasto cannibalico alle ricette culinarie di Archestrato
Mons. Giuseppe Greco
vicario della Curia Arcivescovile di Siracusa
in cena Domini
Dott. Michele lo Magro
psichiatra e psicoterapeuta
il cibo e il corpo in psicologia

02 marzo, 2008

Cittadinanza Onoraria ad Anna Bialecka























Su richiesta dell'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, venerdì 29 febbraio 2008 alle ore 17,00 a Palazzo Vermexio il Sindaco di Siracusa ha concesso alla pittrice Anna Bialeska la cittadinanza onoraria, per aver svolto nella nostra città una intensa attività pittorica, con particolare attenzione alla ritrattistica, e per aver mostrato una spiccata sensibilità donando ripetutamente sue pregevoli opere per scopi benefici.