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28 novembre, 2010

Stefania Federico


Costume creato da Stafania Federico

01 febbraio, 2009

Margherita Davì


Margherita Davì

Nata a Siracusa il 22 Dicembre del 1980 ,fin dall’infanzia dimostra una particolare predisposizione al disegno ed una spiccata sensibilità cromatica .Inizia il suo percorso artistico-formativo nel 1994 presso l’Istituto religioso delle Figlie di Maria Ausiliatrice a “Siracusa” dove frequenta un corso di formazione professionale di ceramica ed uno di mosaico ciascuno della durata di 2 anni ,qui’ consegue i titoli di “Ceramista” e “Mosaicista” .Durante gli studi per diventare mosaicista ,si accorge che nella realizzazione delle opere musive i suoi “assemblaggi” sono pittorici ,i passaggi cromatici graduali ,da ciò ha inizio la necessità di esprimersi attraverso un linguaggio diverso ,più libero da schemi ,che le permettesse di fondere i colori anzicché accostarli .Nel 1999 decide quindi di iscriversi all’Istituto Statale d’Arte “A. Gagini” di Siracusa ,dove intraprende il corso di decorazione pittorica e studia le diverse tecniche pittoriche :l’acquerello ,la tempera ,l’olio ,l’affresco ,studia discipline plastiche ,disegno dal vero ,storia dell’Arte .I primi anni di questo percorso sono segnati dall’Amore per il “bello” e per la pittura Rinascimentale ,prediligendo infatti una pittura figurativa ,legata alla realtà .In seguito si ritroverà orientata più su una pittura gestuale dalla pennellata sicura e dai colori vivaci ,ma non perderà comunque l’amore per il figurativo che rimarrà sempre una costante nelle sue opere ,infatti proverà a fodere l’astratto e il figurativo e a spaziare dal surrealismo di Dali’ all’astrattismo gestuale di Pollock .
Consegue il Diploma di Maturità di Maestro d’Arte nel 2004 con il massimo dei voti 100/100 e lode .Le opere attuali sono caratterizzate da una ricerca spirituale ,e da una libera espressione dell’anima..


Esperienze artistiche

Nel 2001-2003 partecipa al concorso di pittura “Premio Archimede” (CRAL-ONLUS) classificandosi al 2° posto .

Nel 2003 partecipa alla manifestazione “dal Bello al Bene” presso l’unità di medicina interna dell’Azienda Ospedaliera “Umberto 1°” di Siracusa .

Nel 2004 partecipa alla manifestazione “una goccia per la vita” FRATRES di Cassibile classificandosi al 2° posto .

Nel Marzo 2004 partecipa alla manifestazione Donne : arte , artigianato e cultura (A.N.D.IT) .

Nel Marzo 2004 partecipa al progetto : ”Come vedo l’Arte Russa” organizzato dal Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Nell’ottobre 2008 partecipa all’estemporanea di Pittura “Premio Reimann” dove si classifica al 1° posto .

Nel Dicembre 2008 partecipa alla mostra di pittura “Natale in Galleria”presso la Galleria Roma di Siracusa .

12 dicembre, 2008

Valentina Nicotra



Valentina Nicotra nasce a Siracusa nel 1983. La sua grande passione è da sempre il disegno e la pittura, infatti i suoi studi sono stati essenzialmente di carattere artistico. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Siracusa conseguendo dapprima il diploma di Maestro d’arte e successivamente il diploma di maturità d’Arte applicata, corso di decorazione pittorica.
Nell’Ottobre 2006 consegue la laurea di primo livello presso l’Accademia di Belle Arti “Rosario Gagliardi” di Siracusa con il massimo dei voti, 110/110 e lode.
Durante gli studi superiori e accademici è riuscita con la stessa passione e capacità a spaziare dal paesaggio al ritratto, dalla natura morta al genere astratto, attraversando vari stili come: Realismo, Cubismo, Surrealismo, ecc.
Ultimamente predilige la pittura che rispecchia temi realistici basati sulla quotidianità, usando uno stile deciso, naturale ed espressivo. La sua tecnica preferita è quella dell’olio su tela.
Percorso ArtisticoArtista di giovane età, dal 2003 partecipa alla mostra collettiva permanente “Arte in corsia” presso l’ospedale Umberto I Siracusa.Durante il IV anno accademico con due dei suoi dipinti partecipa a “Il filo di Aretusa” percorso d’arte nei negozi del quartiere Liberty di Siracusa (Maggio/ Giugno 2006).Nel dicembre 2006 partecipa a due mostre collettive “Arte Moderna” tenutasi a Siracusa presso l’Hotel Roma (8-9-10 dicembre 2006)“Natale in galleria” presso la Galleria Roma di Siracusa (21 – 29 dicembre).“Arte Donna” presso la Galleria Roma di Siracusa (3-13 marzo 2007)“I colori e le forme del sacro” presso la Galleria Roma di Siracusa (1-13 Aprile 2007). “Artisti del’ 900” presso l’Hotel Roma di Siracusa (Aprile-Dicembre 2007). “Contemporaneamente” mostra collettiva d’arte contemporanea presso la Galleria Roma di Siracusa (24 Novembre - 4 Dicembre 2007). “SirArte” presso la Galleria Roma di Siracusa (16-26 Febbraio2008), “Arte Donna” presso la Galleria Roma di Siracusa (1-11 Marzo 2008). 'Passio Christi' mostra collettiva presso Palazzo Messina-Carpinteri Canicattini Bagni (16-23 Marzo 2008).

18 giugno, 2008

Giacomo Perticone

Fattoria
47x30 olio su tela di Giacomo Perticone

UNA PROSPETTIVA DI LUCE NELLA PISTA DELLA SOLIDARIETÀ


UNA PROSPETTIVA DI LUCE
NELLA PISTA DELLA SOLIDARIETÀ
Negli ultimi tempi il mondo della solidarietà umana e dell'impegno sociale va caratterizzandosi sempre più per l'impegno rivolto in difesa della vita e in particolare dell'infanzia.
Lo spirito di volontariato e il senso elevato del dono di se stesso agli altri hanno, in particolare, negli artisti degli artefici genuini e instancabili.
Picasso innanzitutto, nel Novecento, ha dimostrato come l'arte e l'artista debbano mettersi a servizio della verità per l'affermazione dei diritti dei più deboli, degli anziani e dei bambini.
In sintonia con tale sentimento si muove da tempo Giacomo Perticone, pittore tenace e perseverante al quale va il merito di sostenere, con i sacrifici e il coraggio che è facile immaginare, una singolare campagna di adozioni a distanza di bambini più sfortunati dei nostri.
Adozione di giovani vite avviata attraverso il medium della pittura. Giovani vite alle quali sono ingiustamente negati il pane, le carezze, il calore della famiglia, le prospettive del futuro.
Con ogni sua opera pittorica, aderendo all'iniziativa che egli propone, chiunque può gioire del piacere dell'arte e allo stesso tempo sostenere e promuovere una vita umana indifesa.
Giacomo Perticone è un paesaggista per vocazione, dipinge campagne assolate e prati fioriti, boschi fitti di verde smeraldo e siepi rigogliose fiancheggiate da alberi tentacolari con i loro rami maestosi.
I colori vivaci, la materia sempre calda e luminosa, trasmettono la sua gioia di vivere e la sua voglia di coinvolgere gli altri nel progetto della solidarietà.
La luce, spesso dipinta all'imbrunire o all'aurora, colora i suoi spazi pittorici con sfumature e trasparenze che nella modulazione tonale determinano profondità dalle geometrie imprendibili.
Nella pittura recente non mancano i caseggiati rurali, le composizioni con frutta, glianimali al pascolo. tutte tessere di un mosaico ambientale dove l'equilibrio degli elementi
naturali sembra essere il modello di vita proposto agli uomini del nostro tempo.
Sì, Perticone, dipingendo i frammenti del creato cari al suo spirito, proietta sugli uomini uno spazio ideale disegnato di verginità e colorato di perfezione.
In tali spazi ogni uomo può specchiarsi per ritrovare l'io puro delle origini, quello ingenuo e semplice, rispettoso della natura e amante della vita.
Nei contesti paesistici, dove l'intervento dell'uomo si intreccia con le forme del creato, non manca la ricerca dell'equilibrio.
Si direbbe che Perticone purifichi i luoghi quasi filtrandoli, eliminando ciò che possa determinare contrasto e violenza, ingiuria e sopruso.
Nelle vite campestri come nei nidi di case i tracciati delle strade e i volumi abitativi non creano disturbo alla natura, anzi si armonizzano con essa in una simbiosi senza pari.
Paolo Giansiracusa

14 giugno, 2008




Cromie postmoderne in
Gianfranco BEVILACQUA
Negli anni cinquanta e sessanta, un tempo ormai storico, artisti oggi etichettati come materici hanno rivoluzionato, intenzionalmente o di fatto, l’antica maniera di fare arte, immagine, manufatto artistico. Wols e Dubuffet, Pollock e Fautrier, l’italiano Burri, interpreti dell’Informale più sentito e rigoroso, hanno operato, un netto distacco dalla tradizione figurativa: il quadro, per restare alla pittura, non come immagine d’altro, ma come luogo in cui la materia – per lo più materiali vili, sacchi grezzi, plastica ed altro – da immagine di se stessa. “Il quadro – scrive uno storico - consiste proprio nella materia in cui è costruito, in quanto dotata di una sua intrinseca espressività visiva e cromatica”. Lo stesso Lucio Fontana, che per altro verso anticipa il Concettuale, pur abbandonando la componente materica del colore, con il suoi tagli opera un gesto finalizzato a creare sulla tela o della stessa tela una nuova immagine-realtà.
Ma, di questo passo, i sopravvenuti concettuali degli anni settanta ( i fautori dell’Action Painting), sono andati aldilà dello stesso gesto intenzionale e creativo, volto ad una modulazione spaziale della superficie (si pensi al modulare segno di Capogrossi) per approdare negli anni successivi ad una operazione dagli esiti discutibilmente estetici e certamente di poca o scarsa valenza artistica. Sino ad incorniciare ed esporre come “opera d’arte” qualsiasi manufatto preesistente al gesto, qualsiasi scoria del tempo vissuto, qualsiasi muro sbrecciato, macchiato, corroso, dal tempo o ...dal piscio di un cane. Dopo molti decenni si tornava al grado zero, aniconico del Dada inizio secolo, all’abbandono del quadro come opera e, tutto sommato si condannava l’artista all’afasia o, come ancora talora avviene, ad operazioni di ormai banali quanto pretenziose reificazioni di manufatti ripescati dal robivecchi o dalla discarica. Tanto vale cambiare mestiere, come onestamente ammettevano alla fine del loro percorso gli stessi dadaisti.
Parallelamente è sopravvissuta una tradizione figurativa che, pur modificando e rinnovando i suoi mezzi espressivi, pur talora operando una semplificazione pop-iconica del manufatto d’arte, ha comunque operato un recupero dell’immagine oggettuale. L’opera d’arte come immagine costruita o reiventata, segno intenzionale e significante. E’ certamente il caso di Gianfranco Bevilacqua, artista che negli studi e nel vissuto di più decenni di ricerca e di attività ha rimodulato in proprio le molteplici esperienze dell’arte moderna e contemporanea, per esprimersi – con indubbia originalità ed efficacia – in poetiche cromie visivo-materiche. Stupendo esempio di come un’artista definibile postmoderno utilizzi creativamente il medium cromatico, acrilico, olio, vernice che sia. Addensato, corroso, raggrumato quanto basta perché venga percepito, se si vuole, con gusto materico, ma in realtà ‘consumato’ ad opera di una intenzionalità poetica ed estetica. Per significare, per dare immagine sensoriale ad un approdo visivo-emozionale. In una efficace operazione di astrazione lirica, supportata da una sicura e produttiva maestria tecnico-costruttiva, Bevilacqua sovrappone a cromie paesagistiche di prima stesura sensazioni, impressioni visivo-eidetiche, interiorizzazioni del vissuto autobiografico, espansioni della memoria, il desiderio di autoproiettarsi nell’immagine, oltre l’immagine.
Un’immagine frantumata per così dire a livello molecolare, frazionata e scomposta su piani di lettura e di vissuto in una interazione pendula, simbolica del dentro e del fuori, dell’al di qua e dell’al di là. Una visione cosmogonica, addensata sui permeanti neri, con improvvisi squarci di vivida luce, raggrumata da brucianti, lavici coaguli d’angoscioso spaesamento, infine protesa su fughe d’azzurro, verdi riposanti distese.Coniugando esemplarmente arte e vita, il reale e la sua immagine, Gianfranco Bevilacqua ci mostra il suo mondo immaginifico, la traccia formale di un uomo che attraversa, inquieto, ma sempre più fiducioso (Sereno verrà, è il titolo di una sua opera), il suo e il nostro tempo. Giuseppe F. Pollutri (agosto 2000)

30 aprile, 2008

11 febbraio, 2008

Marisa Leanza


















Marisa Leanza
Nata a Siracusa,vive e lavora a Priolo G.
Diplomata all’Istituto D’arte di Siracusa, non’appena conclusi gli studi
nasce anche la passione per la ceramica, frequenta cosi’corsi di
formazione per ceramista.
E’ stata socia del centro artistico “Quarta fase” di Priolo.
Ha partecipato alle seguenti mostre ed estemporanee:
° Estemporanea di pittura d’Arte Sacra ( Priolo G)
° Estemporanea Arte dal Vivo ( Siracusa) terza classificata
° Mostra concorso Arianna (prima e terza edizione) Siracusa-Ortigia
° Concorso di pittura e scultura Citta’ di Augusta anno 2004
° Mostra Concorso di pittura e scultura Priolo G. anno 2005 menzione d’onore
° Collettiva e Personale di pittura nella rassegna comunale “Vivi Priolo” anno 2006
°Estemporanea di pittura “Arte in Vetrina”anno 2006
° Premio Artistico LiberArte (citta di Mattinata FO) accademia internazionale il Convivio seconda classificata con il quadro “Fontana Aretusa” anno 2006
°Collettiva di pittura “Illusioni su Tela” anno 2006
° Estemporanea di pittura Agnone Bagni CT anno 2007

12 dicembre, 2007

Tomie Nomiya

Daniela Olio su tela di Tomie Nomiya
Nata nel 1960 a Barbacena, stato di Minas Gerais (Brasile) finito il liceo scientifico nella sua città natale.Dal 1978 al 1979 è in Giappone dove consegue il diploma di tecnico in arredamento di interni e contemporaneamente frequenta i corsi di Ikebana e del Cerimoniale del té, conseguendo il diploma di maestro in queste due discipline. I primi approcci con la pittura li ha avuti frequentando l'atelier di pittura del maestro Tazawa, imparando tecniche di disegno con la matita, acquarello e pittura ad olio. Ritornata in Brasile, nel 1982 si iscrive all' Università Federale di Rio de Janeiro dove ha conseguito la laurea in Architettura. Dal 1986 abita a Siracusa dove frequenta i corsi di pittura del maestro De Tomassi . Dal luglio 1993 al luglio 1994 si trasferisce al Cairo e poi, nel 1995-1996 in Luanda dove ha allestito la sua prima mostra personale. Per motivi personali abbandonò la pittura per diversi anni, riprendendo i pennelli nel 2004. Nell'anno accademico 2005-2006 ha frequentato i corsi di Pittura, affresco, incisione e anatomia artistica presso l'Accademia di Belle Arti "Rosario Gagliardi" a Siracusa.

Francesco Floriddia

Donne che guardano da lontano olio su tela di Francesco Floriddia

23 novembre, 2007

Gianfranco Bevilacqua






















Gianfranco Bevilacqua

Le morbide figure di Gianfranco Bevilacqua
Gli scultori amano sfidare lo spazio; a volte lo chiudono dentro le forme e a volte lo allontanano, altre volte ancora lo spingono dentro i corpi fino a imprimere dinamismo alla materia. In ogni caso si dice che la scultura sia essenzialmente una forma chiusa o aperta nello spazio o, se preferite, uno spazio tagliato dalla materia.Gianfranco Bevilacqua conosce bene questo giuoco di vuoti e di pieni e imprime alle sue sculture una flessuosità e una morbidezza di linee che ci riportano da un lato alla scultura classica e dall’altro al dinamismo della concezione futurista.I corpi in movimento, le membra protese al cielo, i corpi allungati e vuoti, le vesti che si aprono in larghe pieghe che modellano le forme, tutto è mosso dall’aria che entra in queste sculture e pare che uno spirito creatore, soffio vento turbine, dia vita all’informe materia che si fa figura fluttuante nello spazio.Sono figure in creta monocroma, da 50 a 60 centimetri di altezza, di un marrone caldo, colore della terra, di una serena eleganza, belle da vedersi e da girare da tutte le parti. Sono generalmente corpi femminili, forse perché i nudi e i seminudi femminili meglio si prestano alla rappresentazione della linea morbida e flessuosa; e sono anche sculture originali, nuove nel panorama dell’arte della creta che siamo abituati a vedere.....
Corrado Di Pietro

22 novembre, 2007

Grazyna Czogala




Grazyna Czogala

Nata nel 1970 a Raciborz in Slesia è cresciuta a stretto contatto con la natura di quella regione della Polonia. Il suo primo approccio artistico con la bellezza del Creato è avvenuto attraverso la fotografia, studiata all’Istituto Magistrale. Ne è seguita la formazione universitaria all’Università di Slesia, dove si è laureata in educazione artistica, prendendo il diploma in pittura. In seguito ho lavorato come insegnante di Arte ai vari livelli scolastici, coltivando nel frattempo la passione sia per la fotografia che per la pittura. Nel 2000 si è trasferita a Siracusa, cercando di partecipare alla vita artistica e culturale di questa città. Nel 2002 ho partecipato all’estemporanea di pittura della Festa del Mare, ottenendo il primo premio. L’anno scorso si è laureata in pittura all’Accademia delle Belle Arti “Rosario Gagliardi”. Ama il colore, la pittura per Grazyna è colore. Usa sia i colori ad olio che gli acrilici come pure i pastelli . Recentemente si è avvicinata all’acquarello.

Virginia Garofalo




Nasce a Siracusa il 30 Maggio del 1983 giovane artista d’animo solitario inizia i suoi primi esperimenti con l’arte sin dall’infanzia, dimostrando grande interesse per il disegno e la pittura. La sua formazione artistica ha inizio nel 1997 con l’iscrizione presso l’Istituto Statale d’Arte “A Gagini” di Siracusa, qui intraprende il corso di decorazione, e in questi anni apprende lo studio del disegno dal vero, ma anche le diverse tecniche pittoriche, dall’affresco alla tempera. Dopo accurati studi ottiene il titolo di maestro d’arte ed in seguito il diploma in decorazione. Dal 2002 al 2003 frequenta l’Accademia di Belle Arti “Mario Minniti” di Siracusa, negli anni successivi dal 2003 al 2006 si trasferisce presso l’Accademia di Belle Arti “Rosario Gagliardi” di Siracusa dove consegue il diploma di laurea di primo livello. In questi anni predilige una pittura figurativa, legata allo studio di una realtà minuziosa, fatta di paesaggi, e di figure umane.Ma la sua evoluzione artistica avviene negli anni successivi quando non essendo più legata agli schemi accademici, comincia a sperimentare una pittura legata al sogno, prendendo ispirazione da artisti surrealisti come Dalì. I quadri proposti fanno spazio a figure distorte come alberi dalle sembianze umane, oppure paesaggi notturni dai toni scuri e tenebrosi.
Nel 2003 partecipa con due dipinti alla manifestazione dal “Bello al Bene”, presso l’unità operativa di medicina interna dell’Azienda Ospedaliera “Umberto I” di Siracusa.

19 novembre, 2007

Nello Benintende


Le aeree forme di Nello Benintende Un alito d'aria, un battito d'ali, una leggiadria di forme, una serena armonia di linee, un'emozione eterea; così ci appaiono le sculture di Nello Benintende. E così, sospese tra l'aria e la luce che evidenzia la materia, ogni scultura ci racconta di un'arditezza di pensiero e di stile che avevamo dimenticato nel groviglio delle forme astratte e prive di senso, nel buio d'un pensiero senza emozioni. Se l'artista è innanzi tutto il sacerdote del proprio tempo e le sue opere null'altro sono se non l'atto liturgico di una personalissima fede, allora è da vedere in queste opere tutta la tensione dell'uomo verso l'alto, il ripiegarsi a volte su se stesso per attendere ad una riflessione sulla sua natura e il proiettarsi poi verso un cielo di metafisiche presenze. C'è, infatti, nelle sculture che presentiamo un richiamo di esperienze artistiche del novecento dal metafisico al surrealismo all'informale; un cammino che ha portato Nello Benintende verso un'originale elaborazione delle sue istanze artistiche, sviluppando forme che giocano con i volumi sempre con estrema felicità stilistica.
Corrado Di Pietro

Enzo Assenza



Enzo Assenza

Nato a Pozzallo (Ragusa) l'8/10/1915, morto a Roma il 5/11/ 1982. A Modica, nella bottega del padre Giorgio decoratore e scultore, e nello studio dello zio materno, il sacerdote Orazio Spadaro, pittore per hobby, il nostro Enzo, e con lui, altri due fratelli degli 8 fratelli, Beppe e Valente, che poi diventeranno rinomati pittori, ricevono i primi insegnamenti. Fin dall'infanzia, sente il fascino della scultura, la creta di pietre nere è la sua materia prima, modellando, già a 12 anni, dei presepe che regala a parenti e ad amici. A soli 12 anni trasloca a Siracusa, dove il padre si è dovuto trasferire per un lavoro importante, e qui realizza i primi lavori, affidando, la sua spiccata manualità e sensibilità artistica; conosce gli intellettuali aretusei dell'epoca, V. Brancati, S. Quasimodo, Annibale Ninchi, a cui allora dedica un busto in marmo levigato. A 16 anni compiuti, nel 1932, insieme al fratello Valente, si trasferisce a Roma per studiare all'Accademia BB.AA. ed all'Accademia di Francia. Grazie ~ alla protezione di Margherita ~" Sarfatti e di amici vicini agli ambienti di corte, nel 1934 ottiene dalla regina Elena una borsa di studio che dà ossigeno alle sue giornate; quasi libero dal sogno immediato, può dedicarsi con maggiore serenità alle sue creazioni, acquistando soprattutto una notorietà sempre più crescente. Inventore di un nuovo metodo per la ceramica metallizzata, realizza con questo materiale la monumentale Abside per la Cattedrale di Hartford nel Conneticut. La sua prima mostra personale a Palazzo Torlonia (Roma, 34), partecipa alla mostra d'arte contemporanea (Siracusa,'35), alla Biennale (Venezia,'35,'56), alla Quadriennale (Roma,'38,'43,'51 55,59), alla mostra d'arte contemporanea (Siracusa, 48) con esecuzione della statua di 5. Lucia, in legno dorato, per la chiesa di 5. Lucia a Buenos Aires; collettiva al circolo di cultura ed arte (Siracusa, 49), mostra personale alla galleria Margutta (Siracusa, 73), è presente nella galleria d'arte moderna di Roma, Firenze, Assisi e Stoccolma ed ha avuto, tra l'altro, assegnato il premio Sileno d'oro, infine ampia retrospettiva, su iniziativa della moglie Lydia, alla Cripta del Collegio (Siracusa, 84); recentemente ( 99) è stato inaugurato, a Modica, il museo Assenza, mentre sue opere e di tutta la famiglia sono a Palazzo Musso (Pozzallo-Rg).

Enrico Adorno






























Enrico Adorno
Se proiettiamo una miriade di coordinate che idealmente compendiano il corso della vita umana, ci accorgeremo che le stesse si disporranno in modo da comporre un disegno nel quale riconosceremo le inquietudini, le paure, gli entusiasmi, le conflittualità, le contraddizioni, le attese che riguardano la condizione propria dell'uomo.Per mezzo di una pittura autentica, Enrico Adorno da la sua risposta, anche se non definitiva, anzi sempre in evoluzione ed appunto per questo ricca, agli infiniti quesiti latenti nel nostro animo.Essa risposta si visualizza in opere o dalle forme intrise di atmosfera metafisica o permeate di motivi simbolistici o, ancora, racchiuse in un geometrismo cubista che, di volta in volta, mettono in luce la diversità di generi pittorici nel rigoroso rispètto della trasparenza, della coerenza, dell'esperienza. Requisiti che permettono all'artista di poter spaziare, ripescando nelle memorie di civiltà passate e presenti, su una tavolozza dove ogni colore ha la propria storia da raccontare.La ricchezza di sfumature tematiche e cromatiche è la risultante di una interiore pienezza contenutistica, dove il bisogno di fare leggere una realtà, ora cupa e opprimente ora solare e gioiosa, diventa ferma volontà di trasfondere in chi guarda queste sensazioni.La figura umana si impone nelle tele di Adorno con una forza tale da lasciare tracce tangibili che parlano di solitudine, di malinconia, di sdoppiamento tra finzione e realtà, di incomunicabilità, sempre protesa allo svelamento di valori assoluti ed alla continua e sofferta ricerca della verità.Nella pittura di Adorno l'esigenza di dare forza etica al suo lavoro è sostenuta dalla capacità dell'artista di progettare, di sperimentare forme nuove, di interrogarsi continuamente e di condurre con umiltà una ricerca capace di confrontarsi e di usare la libertà di pensiero, sottraendosi a contaminazioni di mode effimere. . ;Un'umiltà intrisa anche di una valenza religiosa: quella di riconoscersi poveri e riempire in propria povertà con qualcosa di eterno. Il timore che l'anima dell'uomo contemporaneo sia fuggita altrove diventa il motivo conduttore del suo maturo e personale linguaggio estetico»Dietro le sue composizioni figurative o astratte, Adorno lascia intravedére il desiderio di dare una chiara forma alle cose, di offrire quasi una certezza in un mondo pieno di linee sfuggenti, di creare la possibilità di fermarsi per non essere risucchiati dal vortice della più deleteria contemporaneità, donandoci anche il privilegio di "guardarci dentro". Ed è, questa stasi introspettiva, necessaria ed improcrastinabile in quanto contrapposta al dinamismo frenetico, dispersivo e vuoto che caratterizza la nostra epoca.Anche la corposità del colore sembra voler suggerire che le cose dipinte hanno un loro peso e restano fissate sulla tela lasciando un'impronta della loro essenza: un'idea di "permanenza" che si oppone ad un mondo dalle mille apparenze.Ma allo stesso tempo, in questa meditazione sulla condizione umana, si scorgono anche elementi arcaici, che nella essenzialità della forma, attraverso un processo di riduzione, rimandano ad una concezione dell'alte intesa non come frattura spazio-temporale, ma come continuità dell'esperienza umana.L'amore e il coraggio nel voler dare e trasmettere agli altri piccole verità messe a nudo, vestite di forme e colori, sono a mio parere segno di purezza mentale, che va intesa e riconosciuta come la più grande conquista sul piano umano, prima ancora che su quello artistico.

ORNELLA FAZZINA critico d'arte