18 marzo, 2010

PROFILI


Sabato 20 marzo alle ore 18,30 nei locali della Galleria Roma di via Maestranza 110 Siracusa, Salvo Sequenzia presenta PROFILI di Marisa Leanza.

Profili di Luce e silenzio.

Marisa Leanza. Pittrice, disegnatrice, ceramista.
In lei convivono quasi duo corda: l'anima razionale, misurata, luminosa, piana, olimpica; e quella emotiva, silenziosa, occulta, umbratile, dionisiaca, che si svela come corrispettivo estetico di una complessa sensibilità psichica.
Personalità duttile e multiforme, in cui albergano il rovello del pensiero e un ineliminabile struggimento interiore, Marisa Leanza – in Profili - percorre con estrema rapidità il tempo di una ricerca che da un naturalismo alla Casorati, di spaesante elegia, attraverso momenti traversati da inquietudine e curiositas, approda ad un sentimento della forma caratterizzato da una peregrinazione nel magma della materia colorata.
L’artista vede, pensa e sente la realtà come trama intricata di elementi pittorici e, pertanto, le sue percezioni sono restituite sulla tela sub specie cromatica di segno e di luce. Da tale avvertimento affiora una teoria di volti, di corpi, di mani, che si definiscono quali reperti struggenti, assorti, sempre cangianti, modulati su ritmi contratti, scansioni spaziali chiuse e silenti, atmosfere sospese.
Nei Profili di Marisa Leanza si colgono legami di forme e di colori che non spiegano né traducono, bensì rappresentano la sostanza stessa delle emozioni evocate, così come esse si riverberano nell'interiorità dell'artista.
Nella densa trama espressiva che caratterizza le opere di Marisa Leanza, l’intensità delle forme evoca ed esprime energie primitive, ancestrali, che l’artista modula con antica sapienza e che si accampano tenui, dimorando su una spazialità ateleologica e incantatoria, disseminate nell'insieme cromatico come contrappunti musicali.
Se è vero - come asseriva Wassily Kandinskij - che il colore è risonanza interiore e che vi è un'equivalenza tra espressione musicale e pittorica, nelle opere di Marisa Leanza il colore, come il suono, è capace di esprimere il dinamico affioramento alla coscienza della sfera emotiva.
L’arte di Marisa Leanza è scandita da singolari momenti di accensione cromatica e grafica, da ritmi circolari che s’inseguono, quasi ritorni alla sfericità dell’utero materno.
I contrappunti paesaggistici vibrano di un colorismo limpido e arioso, e rendono lo spazio del dipinto una realtà mobile, nutrita di liberatori impulsi emotivi.
Lo spazio del quadro diviene spazio della memoria.
La gestualità e l’espressività del segno, la scelta empatica dei colori, il fitto intreccio dei percorsi segnici rappresentano, per l’artista, una scoperta fantasiosa e sorgiva di vitalità. Il quadro, trama luminosa dove venir catturati come entro un’enigmatica ragnatela colorata, è il risultato di un coacervo di sensazioni, quasi una summa dell’esistenza: il modo più appropriato, per la pittrice, di abbandonarsi al fluire incontrollato dei sensi. Vortice e vertigine, un sentimento di panteistica immersione nella totalità della natura e dei corpi, di cui restano orme disfatte, come cicatrici del vero: la forma di un corpo, la musicalità di mani, di braccia e di seni, la linea sinuosa di un albero, le tracce di fiori carnosi, di case romite, di ruderi ascosi, di riviere fugaci.
Nelle opere di Marisa Leanza levità e inquietudine, luce e silenzio, si compenetrano per superarsi a vicenda, ora accentuando il delicato mélange delle tinte, ora acuendo il pathos delle linee scure, come graffi dell’anima.
Ogni immagine racchiude felicità espressiva, bellezza lineare e formale, un'interpretazione globale del personaggio, eternato nella sua più intima, intensa spiritualità. Non la mera somiglianza fisica, né la presenza di particolari ambientali o paesaggistici servono alla pittrice per definire l'identità dell'amico, dell'amato o della modella, ma una linea morbida, ininterrotta, melodiosa, che costruisce la forma, un tratto incisivo che si estenua nei lunghi colli sinuosi, in mani flautate, in toraci infuocati, nei nasi appuntiti, nelle mandorle voluttuose degli occhi, che sembrano dire che «se non siamo figure di specchio/ che un soffio conduce/senza spessore/ne suono/pure il mondo dintorno/ non è fermo ma scorrente parete dipinta,/ingannevole gioco,/equivoco d'ombre e barbagli,/di forme che chiamano e/negano un senso» (Lucio Piccolo).


Salvo Sequenzia

Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero





Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

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